Inauguriamo questo nuovo blog prendendo in esame una frase comunissima, che tutti abbiamo usato almeno una volta: mi scappa la cacca.
Quante serate interrotte a metà cena perché colpiti dal maledetto Montezuma.
Quante entrate in discoteca saltate a causa dell'impellente bisogno.
Quante grida di orrore dopo l'ingresso al cesso in cui si era appena compiuta la sanissima ma impestante attività.
E bambini che corrono dai genitori, rei di aver appena tolto il pannolino per svezzare i figli all'atto della defecazione autonoma, lamentando un sempre verde "mi scappa la cacca".
Pensiamoci attentamente: mi scappa la cacca.
Come se fosse un carcerato con un cucchiaio che scava un tunnel per evadere.
Come se fosse una mandria di cavalli che approfitta della disattenzione del cowboy che lascia aperto il cancello del recinto.
Come se fosse un borseggiatore in sella al Ciao.
Mi scappa la cacca.
Sei lì che ti fai gli affari tuoi, scrivi un nuovo blog.
Ed ecco che repentino giunge lo stimolo, e spinge.
Spinge come se fosse in trappola, come se lo trattenessero contro la sua volontà, sequestrato dalla banda degli intestini.
Spinge con forza, determinato. Lo stronzo.
E tu per un po' trattieni, che devi finire di scrivere.
Ma quello si fa largo a forza, sbraccia, scalcia.
Ecco, non è "mi spinge la cacca" o " mi scende" o "la mia produzione di letame è giunta alla fase finale".
No, "mi scappa".
Perché se non stai attento, e ci metti una pezza con un paio di scoregge che fanno spazio, quella scappa sul serio.
E se sei a casa poco male, ma se scappa che sei al ristorante con una donna sono cazzi.
Se scappa vuol dire che non l'hai trattenuta. E sei nella merda. Sul serio.
Come diceva una mia amica, "quando non hai più aria è merda".
Mi scappa la cacca. Perché lo stronzo c'è caso che riesca ad eludere la sorveglianza e fugga.
